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Un po’ in controtendenza rispetto ad altri artisti e illustratori, ho deciso di smettere di investire tempo ed energie su Instagram e di mettere in pausa il mio account. Ecco perché.

L’algoritmo non c’entra

Non è stata una decisione presa a cuor leggero: ho cominciato a entrare in crisi con Instagram e a metterlo in dubbio almeno un anno fa. A un certo punto mi sono resa conto che ogni volta che volevo condividere un contenuto di cui magari ero entusiasta, dovevo fare i conti con l’estetica

Non parlo solo di preparare il set, mettere in posa i pennarelli e perdere decine di minuti in post-produzione: queste sono cose che faccio anche per Facebook, per intenderci. Parlo piuttosto della coerenza stilistica. Instagram è pieno di profili ben curati, con un grid armonioso, ricchi di bellissime foto tutte cromaticamente coordinate e con alle spalle un progetto di identità studiato nei minimi dettagli. Ecco, io quella roba lì non sono mai riuscita a farla.

Ci vuole coerenza

Purtroppo, io e la coerenza non andiamo tanto d’accordo. Ci ho provato più volte ad avere un profilo curato: ho pianificato, programato i post con anticipo, raggruppato le sessioni di foto. Ho anche provato a usare un’app che si chiama Preview, che aiuta ad avere un feed armonioso e stilisticamente coerente. Niente da fare: riesco a essere coerente al massimo per due foto consecutive, dopodiché dimentico la visione d’insieme e rovino tutti gli sforzi fatti fino a quel momento.

Il fatto è che l’idea di avere un feed curato mi inibisce tutta la spontaneità. La mia modalità è questa: quando mi va di fare una foto la faccio, senza badare alle foto precedenti. A volte mi va di pubblicare un disegno digitale. A volte uso gli acquerelli, altre volte le matite, altre volte uso solo l’inchiostro nero. Insomma coerenza zero! Potevo fregarmene e continuare a fare a modo mio, ovviamente, ma non ci riesco. In poche parole, Instagram mi fa sentire inadeguata.

E poi l’autenticità

Quando poi leggo i trend del 2019 che esortano all’autenticità mi scappa un po’ da ridere. Perché dai, siamo onesti, quello che funziona bene su Instagram è tutto fuorché l’autenticità.

Lo studio dove lavoro è una stanza della mia casa, non indosso mai le scarpe ma le pantofole, non mi trucco né mi parrucco, la mia scrivania è sempre incasinata e ci sono peli di gatto ovunque.

Voglia di mettermi lo smalto sulle unghie ogni volta che devo pubblicare un post non ne ho, e tantomeno ho voglia di perdere tempo a fare inquadrature perfette o un uso pesante di filtri allo scopo di avere una griglia perfettamente curata.

È solo una pausa di riflessione?

È più probabile che sia un addio che un arrivederci, però chi può dirlo. Ad ogni modo, di Instagram mi piacciono ancora le stories, dove sto sperimentando con progettini estemporanei come ad esempio il #coloredioggi (in pratica: ogni mattina dal lunedì al venerdì pubblico un colore e nel weekend pubblico una palette che mette insieme tutti e cinque i colori).

Stories a parte, Instagram è ancora pieno di profili che mi interessa seguire e che mi danno ispirazione, perciò non me ne vado del tutto: resto ma sto soprattutto a guardare, almeno per un po’.

Non si può stare dappertutto

Il tempo a disposizione è limitato, anche – anzi soprattutto – quello per i social media, e così ho deciso di concentrarmi solo sui canali che trovo più congeniali. Non avrei mai pensato di scrivere una cosa come questa un anno fa, ma ora mi trovo meglio su Facebook, perché lì riesco a essere più spontanea e autentica, e non devo preoccuparmi della coerenza stilistica e della perfezione a tutti i costi.

Poi ovviamente ci sono il mio blog e la mia newsletter, che sono casa mia e dove posso anche stare in pantofole tutto il giorno senza sentirmi per questo inadeguata o fuori posto.

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